Uno scalatore d’altri tempi: Claudio Chiappucci

Quando si parla di ciclismo e di grandi tappe sulle montagne sono molti i nomi che vengono in mente, ma quello di Claudio Chiappucci è sicuramente tra i nomi che hanno segnato indelebilmente un’epoca del ciclismo. Il grande coraggio e la voglia di attaccare all’arma bianca ad ogni tappa di montagna hanno fatto guadagnare al ciclista di Uboldo, nella ridente provincia di Varese, il soprannome certamente azzeccato di “El diablo”. Un ciclista fuori dagli schemi, anche quelli consolidati di un gruppo di ciclisti. I suoi scatti taglia gambe divennero leggenda in poco tempo.

Guadagnarsi una soprannome di questo tipo non è però certo stato semplice, infatti Chiappucci dovette lavorare duramente per molti anni come gregario, affinando uno stile ciclistico approssimativo per sfidare fino all’esasperazione un mostro sacro del ciclismo come Indurain.

Le grandi imprese di Claudio Chiappucci

Un piccolo scalatore in grado, nel 1990, di arrivare secondo nella corsa ciclistica più importante del mondo, il Tour de France, dietro a un Lemond in grado di impadronirsi del Tour solamente nel corso delle ultime tappe. Non fu l’unico secondo posto raggiunto da Chiappucci al Tour de France, bissò infatti questa posizione anche nel 1992, sempre ad un passo dalla leggenda. Questi successi vennero intervallati dal terzo posto del 1991, anno del quale riuscì invece ad aggiudicarsi la Milano-Sanremo, in una corsa caratterizzata dal coraggio di un uomo senza limiti, se non forse quelli meramente fisici.

Nonostante la sua carriera si sia svolta principalmente come antagonista di ciclisti molto più forti di lui, restano memorabili le grandi imprese portate a termine da questo piccolo grande scalatore. Tappe indimenticabili come quella che nel 1992 lo portò sulla cima del Sestriere dopo un’infinità di chilometri passati spingendo sui pedali in una leggendaria fuga solitaria. Quelle tappe che restano nella storia. Quelle tappe che hanno fatto appassionare molti al ciclismo. Quelle tappe che forse non si vedono da troppo tempo nel ciclismo moderno.

Un guerriero della bicicletta, sgraziato ma senza limiti per quanto riguardava il coraggio. Durante la fuga che lo vide arrivare al traguardo prima di tutti al Sestriere nacque il mito di uno scalatore. Durante quel Tour de France, Chiappucci riuscì a indossare anche la maglia gialla, passando da gregario all’interno della Carriera, a ciclista di fama internazionale.

Il grande limite di un campione

Claudio Chiappucci era certamente un grande scalatore, ma per sua sfortuna tutto ciò che riusciva a guadagnare con grande fatica scattando e scattando nuovamente in montagna, lo perdeva drammaticamente a cronometro in pochissimo tempo. Nel periodo durante il quale Indurain era padrone indiscusso delle cronometro, era impossibile emergere e battere il mostro Spagnolo che dominò il ciclismo del suo tempo come pochi prima di lui.