Marco Pantani non era un ciclista come tutti gli altri

Marco Pantani era un ciclista unico nel suo genere, al suo interno viveva sempre qualcosa di unico che ha lasciato tracce indelebili nella storia del ciclismo. I vagiti della nascita di un mito iniziarono nel 1994 durante la celebre Tappa da Lienz a Merano. Marco diede spettacolo con uno straordinario scatto quando mancavano 50 km al termine del percorso, l’esemplificazione perfetta dell’essenza di Pantani: ambizione, coraggio, creatività e voglia di sorprendere e conquistare tutto ciò che desiderava.

La Maglia Rosa era il suo obiettivo durante ogni Giro d’Italia e non dovette aspettare molto per firmare il suo primo contratto professionistico unendosi alla squadra Carrera. Durante la tappa da Merano all’Aprica iniziò ad intravedersi lo stile eclettico del ciclista conosciuto universalmente come “Il pirata”. Scatti su scatti in salita che gli permisero di staccare anche un mito universale del ciclismo come Miguel Indurain, il quale dovette impegnarsi a fondo per recuperare terreno in discesa. L’ultima salita vide Marco arrivare prima di tutti all’Aprica. Era il preludio della nascita di una vera e propria stella del ciclismo, Marco Pantani.

Un giovane ciclista diverso da tutti

Marco viveva fin nel profondo la competizione ciclistica, sin dagli esordi. I suoi scatti inconfondibili lo hanno reso una leggenda così come la sua cadenza di pedalata dallo stile unico, sia quando era seduto in sella che al momento di alzarsi sui pedali e scattare per lasciare dietro di lui. Non era un atleta qualsiasi, non era nato semplicemente per vincere delle corse ciclistiche, ma per portare a termine delle vere le proprie imprese leggendarie, che nessuno dimenticherà mai. Questo lo portò nel 1998 a indossare la Maglia Gialla e vincere la corsa più prestigiosa al mondo, 33 anni dopo l’ultimo italiano. Le sue lacrime al termine della competizione resteranno il simbolo di un campione senza tempo.

Un campione riservato e unico

Nonostante una fine tragica, la leggenda di questo ciclista è ancora un’immagine indelebile grazie ad imprese straordinarie che hanno appassionato milioni di spettatori e tifosi a livello planetario. Il suo ciclismo era un’espressione unica, tra poesia e forza di volontà. I suoi scatti leggendari erano in grado di tagliare le gambe dei ciclisti più rinomati dell’epoca. Un personaggio schivo, a volte timido e sicuramente riservato, ma il suo carisma da leader era indiscutibile. Questo l’ho portato a vincere tutto quello che un ciclista potrebbe desiderare di ottenere.

Il mito muore nel 2004, alla tenera età di 34 anni, forse al termine della sua carriera, ma la realtà dice che Pantani era già distrutto da quando i giudici decisero di estrometterlo dal giro d’Italia del 1999, un evento che segnò indelebilmente la vita di Marco e segnò per sempre la sua immagine. I suoi occhi affranti fecero il giro del mondo, e coloro che presero una decisione nefasta come questa hanno probabilmente sulla coscienza la vita di un ciclista leggendario che avrebbe potuto scrivere ancora pagine indelebili nella storia di uno degli sport più nobili al mondo.