La storia leggendaria di Marco Pantani

Quando si parla di ciclismo italiano moderno il nome sulla bocca di tutti è senza dubbio quello di un personaggio leggendario come Marco Pantani. Un grande ciclista divenuto leggenda sia per le sue straordinarie imprese sportive che per una vita travagliata che ha portato alla sua morte prematura.

Marco Pantani, conosciuto da tutti come “Il pirata” resta nell’immaginario di tutti come il vero e proprio prototipo dello scalatore per antonomasia. Un fuoriclasse come nessuno prima di lui, capace il 2 agosto del lontano 1998 di vincere la classifica della corsa ciclistica più importante del mondo, il Tour de France.

La storia di un mito che nasce e muore

La storia però è stata segnata da quello che accade sei giorni prima di quell’evento che iscrisse per sempre il nome di Marco tra quello degli eroi tragici dello sport mondiale. La tappa era quella che si svolgeva tra Grenoble a Les-Deux-Alpes. Come era sua abitudine Pantani decise di scattare per cercare di staccare tutti. Il terreno ideale quello del Galibier. In quel momento era in ritardo di tre minuti sull’allora maglia gialla indossata da una leggenda del ciclismo come Jan Ullrich.

Ogni singolo tornante vedeva il pirata rilanciare la sua azione, scattare in continuazione fino a che nessuno era più in grado di stargli alle calcagna. Quando iniziò la discesa decise di fermarsi un attimo, ma solo per indossare la fedele mantellina per ripararlo dal freddo. Ullrich era in netta difficoltà sulle montagne, sgonfio e senza forze mentre Pantani era ormai prossimo all’ultima salita. Non smetteva mai di scattare, era consapevole che ogni singolo secondo guadagnato poteva avvicinarlo alla realizzazione del sogno più grande per un ciclista.

Il grande finale

Jan Ullrich arrivò con addirittura nove minuti di ritardo e Marco Pantani era istantaneamente divenuto una vera e propria leggenda del ciclismo. Questo fu il titolo che la Gazzetta dello sport intitolò al gesto sportivo del pirata: “Marc de Triomphe”. L’immagine straordinaria della maglia gialla indossata da questo piccolo grande uomo sullo sfondo di una stupenda Torre Eiffel è ancora nell’immaginario di tutti gli appassionati del ciclismo, e in realtà della maggior parte degli italiani.

La vita nasconde sempre delle insidie

Da quel momento in poi la vita di Marco divenne un saliscendi senza soste e terminò nel 2004, il giorno di San Valentino. Un dramma che tolse all’Italia e al mondo il talento di uno dei ciclisti più importanti della storia. La fine di un mito non può che essere tragica, e il ritrovamento del corpo nudo, solo e abbandonato di Pantani in una stanza d’albergo fu un dramma che alcuni si attendevano.

L’addio al celebre ciclista nativo di Cesenatico fu caratterizzato da una fiumana di gente in pianto. Marco non era riuscito a sostenere la tensione e lo stress di una vita da campione trascorsa lottando contro tutto e tutti, anche contro coloro che insinuavano costantemente che Marco fosse un dopato e lottando contro coloro che decisero di togliergli i titoli più prestigiosi.

Tutto questo distrusse la tempra d’acciaio di un campione senza tempo, ma lasciò l’immagine di un uomo integro nella sua consapevolezza di essere uno dei ciclisti più importanti che le strade di tutto il mondo abbiano mai visto.